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Missionari e Missionarie della Consolata: senza l’Africa noi non saremmo ciò che siamo… PDF Stampa E-mail

 

Giornata Mondiale del Migrante  e del Rifugiato

 

COMUNICATO DELLE DIREZIONI GENERALI

DEI MISSIONARI E DELLE MISSIONARIE DELLA CONSOLATA

 

Come Missionari e Missionarie della Consolata ci sentiamo profondamente feriti, addolorati ed indignati dai fatti di Rosarno. La nostra famiglia religiosa missionaria, nata in Italia, vive in Africa da oltre cento anni.

 

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Quando siamo arrivati in Africa eravamo tutti italiani e italiane e nessuno ci ha schiavizzato, nessuno ci ha obbligato a vivere in dormitori fatiscenti, nessuno ci ha preso a sprangate, nessuno ci ha trattati da animali. La gente ci ha accolto, spesso dandoci il meglio che avevano, ci ha permesso di rimanere, ci ha aiutato a capire le cose, ad entrare in contatto con la realtà, con la lingua e la cultura del luogo, ci ha fatto gustare l’ospitalità africana, ci ha sopportato e perdonato quando per i nostri modi di essere, di fare e di parlare dovevamo apparire alquanto strani e anche scortesi agli occhi dei popoli originari del continente. Non ci hanno mandati via.

 

L’Africa ci ha nutrito e ci ha fatto crescere. E così siamo diventati anche noi

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africani, non solo perché la nostra famiglia missionaria ha ricevuto il dono prezioso di fratelli e sorelle africani ma anche perché l’Africa è penetrata in noi con il suo pensiero, con il suo sentire, con la sua spiritualità, coi suoi valori. Sì, noi Missionari e Missionarie della Consolata abbiamo dato molto alla gente dell’Africa, ma abbiamo ricevuto molto di più.

 L’Africa ci ha trasformati e senza l’Africa noi non saremmo ciò che siamo, non saremmo noi stessi. Per questo, chi tocca l’Africa e gli africani tocca noi.

 

Con gli immigrati di Rosarno, anche noi ci sentiamo trattati da animali, ci sentiamo schiavizzati, usati,  e poi presi a sprangate e buttati via, e ci chiediamo da dove sgorghi tanta violenza, tanta intolleranza e tanta insensibilità umana.

Ci appelliamo ad ogni uomo e donna che ha qualche responsabilità in questa tragedia perché la sensibilità umana si risvegli e riemerga dagli abissi in cui  sembra essere sprofondata; ci appelliamo a tutti gli italiani e tutte le italiane perché non permettiamo che certe degradazioni dello spirito umano continuino ad inquinare l’ambiente in cui viviamo e in cui crescono le nuove generazioni di un mondo chiamato a costruire ponti e non barriere, a tendere la mano verso il diverso-da-me e non a respingerlo, a dialogare con l’altro e non a prenderlo a sprangate.

 

Che il Vangelo converta il cuore di tutti alla convivialità gioiosa, pacifica e creativa delle differenze.

 

Madre Gabriella Bono (Superiora Generale)

 Padre Aquileo Fiorentini (Superiore Generale)

P. Stefano Camerlengo - Sr. Anair Voltolini

P. Francisco López - Sr. Jane Muguku

P. Matthew Ouma - Sr. Simona Brambilla

P. Antonio Fernandes - Sr. Renata Conti