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Sr. Graziela, dal Kenya: La vita missionaria alla luce della Parola PDF Stampa E-mail
 
 
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Sr. Graziela Aparecida è una giovane Missionaria della Consolata, nata in Brasile; attualmente si trova in Kenya, completando il suo periodo formativo e di studi. In occasione della "terza domenica del tempo ordinario", ha condiviso con noi la sua riflessione che è, nello stesso tempo, una bella testimonianza di quanto la missione sta "dicendo" alla sua vita.

Cari fratelli e sorelle, approfitto di questa opportunità per condividere la mia esperienza missionaria alla luce della liturgia di oggi:Letture: Neemia 8,2-4a.5-6.8-10; Salmo 18; 1Corinti 12,12-31a; Luca 1,1-4; 4,14-21

Dal 2006 vivo nel continente africano, in Kenya, un paese ricco di culture, popoli e costumi, luogo di grandi missionari come suor Irene, il vescovo Cavallera, suor Leonella, e grandi “frutti” della terra con anima missionaria, come il catechista Kamau e tanti altri.  

Riflettendo alla luce della Parola di Dio potrei dire che capire le leggi dell’amore e della liberazione del Signore è un esercizio costante per chi vede in Dio “il suo rifugio e la sua roccia” (Salmo 18) e che ha nella “gioia di Jahweh la sua forza” (Neemia 8,18). E’ necessario essere uomini e donne di ascolto, sufficientemente maturi per capire il suo messaggio e metterlo in pratica.

Confesso che non fu così facile (ma con Dio fu possibile), alle volte mi sono sentita una bambina spaventata davanti alle sfide missionarie. Ma questo capitava perché mi dimenticavo che la missione non è fatta solamente da me, o da un’altra persona isolata, ma si dà come azione di un corpo, membra unite che formano il corpo di Cristo. Nella mia esperienza ho sentito forte ciò che il nostro Padre Fondatore, Giuseppe Allamano, ci ripeteva parlando di spirito di corpo, di spirito di famiglia: “Una comunità che si mantiene unita così, realizzerà un grande bene. Pertanto, cercate questa unione e sforzatevi di mantenerla. Essa costituisce l’essenza della carità”. Quindi: nessuna competizione! Uniti come apostoli di Cristo, nella costruzione di “un altro mondo possibile”. 

A contatto con la sapienza di Dio: poter ricominciare sempre

Mi permetto di ritornare al versetto 2 di Neemia: “davanti all’assemblea, composta di uomini, donne e di tutti quelli che avevano l’uso della ragione”. Mi ha colpito l’espressione: “di tutti quelli che avevano l’uso della ragione”. Alle volte le difficoltà della vita ci tolgono il potere dell’uso della ragione, di stare, cioè, in contatto con la sapienza di Dio. Queste parole mi fanno ricordare l’esperienza di alcuni eventi politici e sociali che abbiamo vissuto in Kenya. E l’esperienza ci fa vedere che possiamo essere dominati da momenti di irrazionalità, diventando succubi di poteri politici, sociali, culturali; ciechi, non potendo vedere ciò che è giusto o sbagliato.  Ma quando lasciamo che la sapienza di Dio agisca nelle nostre vite abbiamo l’opportunità di ricominciare nuovamente,  di dare un nuovo inizio a una nuova storia, perché questo nuovo inizio è “un giorno consacrato a Jahveh, vostro Dio! Non siate tristi e non piangete!” E questa è stata realmente un’esperienza di rinascita nel paese, dopo gli episodi di violenza a seguito delle elezioni 2007/2008.  

OGGI un nuovo inizio

Ricominciare, riscrivere una nuova storia sempre sarà possibile - ed è stato possibile al popolo keniano – se staremo con lo sguardo attento su Gesù. Il Figlio missionario del Padre che proclama nelle nostre vite, e specialmente in quelle esperienze di violenza, che “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Luca 4,21). Sì, un nuovo inizio, perché nell’azione dello Spirito del Signore su di noi, suoi discepoli e discepole, siamo unti e inviati per proclamare, consolare i cuori feriti, liberare i prigionieri dalla violenza – e non solo chi subisce la violenza, ma anche chi la promuove – ridare la vista ai ciechi, perché possano vedere che la vita può essere ricominciata, al di là di ogni disperazione, per restituire la libertà a quelli che sono oppressi a causa delle differenze sociali, culturali, religiose, e proclamare un anno di grazia del Signore, dove la vita in tutte le sue dimensioni sarà restaurata. 

Tanti doni, un solo corpo: uniti a servizio del nuovo

Con questo possiamo sperimentare l’azione trasformatrice di Dio nelle nostre vite. Questa trasformazione di Dio, e condivido quella che è la mia esperienza missionaria, si dà nel silenzio e nella vita quotidiana del popolo. Si può pensare che tale trasformazione si sviluppi molto lentamente, ma questa è la sapienza di Dio, che fa crescere radici per far diventare bello l’albero nel giardino della vita. Per questo la diversità di doni e carismi a servizio del Regno diventano una ricchezza grandiosa: formando un solo corpo in Cristo, rendono possibile la trasformazione dell’intera società .

Concludo benedicendo Dio per tutte le grazie che concede a ciascuno di noi, suoi figli e figlie. La missione ha molte sfide, però riceviamo innumerevoli benedizioni, specialmente quando lasciamo che Dio agisca attraverso di noi, costruendo comunione tra popoli, razze e nazioni. Se terremo questo nei nostri cuori, sapremo che tutte le azioni buone che faremo non saranno mai perse, perché siamo connessi, legati allo stesso corpo, servendo la stessa famiglia, la famiglia di Dio, non importa se mi trovo in Africa, Europa, Asia… Tutte le azioni di bene aumentano questa forza spirituale che ci sostiene nell’esperienza e nella promozione del Regno di Dio, che è giustizia e pace. 

Grazie per questa opportunità di condivisione. Buona festa del centenario a tutti coloro che sperimentano la consolazione di Dio nella loro vita, e alle migliaia di anonimi consolatori e consolatrici di fratelli e sorelle che soffrono nelle nostre società.

 

Suor Graziela Aparecida Moises Flora, MC, dal Kenya