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29 gennaio: “Portiamoci al Santuario della Consolata” | 29 gennaio: “Portiamoci al Santuario della Consolata” |
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Il Beato Giuseppe Allamano fu Rettore del Santuario della Consolata per ben 46 anni. A Torino era risaputo il suo amore verso la Vergine Consolata, Patrona della città. Un amore tenero il suo, che non temeva di esternare e infondere negli altri. Un amore concreto che lo portò a iniziare i grandi lavori di restauro che ancora oggi si possono ammirare. Ricordando quei tempi egli confidava ai suoi Missionari: «Quando io facevo restaurare il santuario qualcuno diceva: “Uh, che spreco! Perché adoperare del marmo così prezioso? marmo d’Egitto? Si potrebbe mettere marmo finto come in quell’altra chiesa!...”. Ed io dicevo: “Per il Signore, per la Madonna non è mai troppo, non si spreca mai”. Alcuni mi dicevano: “Perché cambiare il pavimento? Mettere marmo di prima classe? […]. Quando si tratta della Madonna non bisogna aver paura anche di fare dei debiti, di fare delle imprudenze, e poi con la Consolata non si fanno delle imprudenze. Io per la Consolata ho speso tutto». I piccoli e i grandi progetti nella vita dell’Allamano nacquero ai piedi della Consolata, nelle lunghe ore di preghiera davanti all’amata Effige. E anche l’accoglienza del Piano di Dio per la fondazione dell’Istituto delle Missionarie della Consolata, si diede così, nell’umiltà della preghiera e nella fiducia sconfinata in Dio! La Consolata fu la sua forza, il suo sostegno, la sua guida. Ai Missionarie e alle Missionarie della Consolata era solito dire: “Non sono io il fondatore: è Lei, la Consolata, la vera fondatrice!
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“Sorelle carissime – è l’invito del nostro Consiglio Generale – portiamoci al Santuario della Consolata, tutte noi, entriamo insieme, con intensa riconoscenza, con il cuore della Famiglia.
Facciamo ritorno al grembo che ci ha generate, sostiamo alle radici della nostra Famiglia, per nascere nuovamente, accogliendo l’invito dello Spirito ad essere rigenerate dall’Amore.
È Padre Fondatore che oggi ci accoglie e ci ripete: “Nel ripensare ai benefizi che il Signore ha fatto al nostro Istituto, mi sento dal profondo del cuore mosso ad esclamare con l’Apostolo “Benedetto Iddio e Padre di nostro Signore Gesù Cristo il quale ci benedisse con ogni benedizione”…
Chiediamo a Lui, al nostro Padre, di introdurci nel suo dialogo d’Amore con la Consolata, la Mamma tenerissima, in quel fluire di grazia, di vita, in quella relazione in cui siamo state generate. Se quel Coretto potesse parlare rivelerebbe a noi l’ardente passione, la Consolazione profonda ed incessante che di là continua a sgorgare abbondante, raggiungendo i confini dell’universo.
Con il Salmista possiamo esclamare insieme: “Ti rendo grazie, Signore, per il tuo amore e la tua fedeltà. Sei andato oltre le tue promesse, al di là di ogni attesa!” (Sal.138). Siamo nate dal Cuore di una Madre e di un Padre che ci hanno donato tutto, fedelmente, smisuratamente!
Siamo nate nel silenzio e senza pubblicità; vogliamo giungere al Centenario senza trionfalismi, ma cariche di quell’energia d’amore di chi è ben consapevole d’essere portatrice di un tesoro di Vita, di Speranza, di Consolazione pur in piccoli e fragili vasi di creta… Quest’Anno che ci viene donato è Tempo di grazia, opportunità privilegiata per aprire il cuore al dono di Santità che il Signore, nella sua Bontà, vorrà concederci nel nostro primo Centenario di vita”.
Lettera del Consiglio Generale, MC |
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