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Quinta domenica del Tempo Ordinario - Piccolezza e santità PDF Stampa E-mail


 

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LETTURE: Isaia 6,1-2a,3-8; Salmo 137; 1 Corinti 15,1-11; Luca 5,1-11

 

La chiamata

Le letture di oggi raccontano esperienze molto distanti nel tempo: quella del profeta Isaia, vissuto nell’ottavo secolo prima di Cristo, quella di Pietro, settecento anni dopo, e quella di Paolo, un po’ dopo la Pasqua di Gesù. Hanno un denominatore comune: parlano di chiamata, di scelta per libera iniziativa divina. Lungo i secoli Dio non si stanca di chiamare persone e vuole arrivare all’umanità attraverso la vita di ciascuno di noi, perciò nella chiamata di Isaia, in quella di Pietro e Paolo, possiamo vedere riflessa la nostra storia a due con Dio, inserita in questa storia millenaria, che è storia di salvezza.

 

La mia piccolezza e la sua grandezza

Ogni cammino verso Dio – se vissuto autenticamente – porta prima o poi alla constatazione della propria piccolezza di fronte alla grandezza di Dio. “Ohimé, io sono perduto!” esclama Isaia. Paolo si definisce “come un aborto”, e Pietro scongiura: “Allontanati da me, che sono un peccatore”. Per noi consacrati, ma anche per una coppia di sposi (e per ogni progetto di vita), il pensiero della vocazione a cui il Signore chiama fa venire veramente i brividi: è facile vedere i propri limiti, e la paura si fa sentire. Come è possibile che Dio mi chiami ad un progetto di bene così bello e grande? Sono così piccola e non so se ho le forze per intraprendere questo cammino… E’ normale sentire la propria inadeguatezza (non lo è se questo diventa un elemento che paralizza e non porta una scelta), ma è saggio ricordare che l’iniziativa della chiamata è di Dio, non è un nostro progetto. E anche contemplare chi è questo Dio che chiama: è il tre volte santo, come cantano i cherubini, ma è anche Colui che cammina sulle rive del lago di Genèsaret: Dio da Dio e uomo tra gli uomini.

In Gesù Cristo la grandezza e la piccolezza si “meticciano”, si mescolano mirabilmente. La parola “santo” significa qualcosa di separato, ma la santità si è incarnata, la Parola Divina si è fatta “stretta”, tanto da essere contenuta nel linguaggio umano!

 

Un grande progetto nelle mie piccole mani

Questa logica di meticciamento/mescolamento sta alla base anche delle iniziative divine: non solo il Figlio si fa uomo, ma pure affida a degli uomini la sua stessa missione. Gesù, ci racconta Luca, dona la Parola alla folla che fa ressa per poterlo ascoltare, ma entra nel “mondo” di Pietro, piccolo mondo fatto di barche, reti e sudore. Non è solo una visita alla vita di Simon Pietro, è un coinvolgimento profondo: il Signore si accosta alla fatica e al fallimento dei pescatori, e la sua presenza  apre nuovi orizzonti e inaspettate abbondanze. A questo punto avviene la cosa più inattesa: Gesù chiama e invita a condividere la sua stessa missione, e premette una frase molto frequente sulla bocca di Dio: “Non temere!”. Forse il Creatore non conosce la sua creatura? Forse non conosce le nostre paure? Proprio per questo Lui ci assicura: io sono con te!

“Essere pescatori di uomini”: è un’espressione molto significativa: Gesù prende l’identità di quegli uomini, che erano appunto pescatori, e vi aggiunge una nuova specificazione: “Di uomini”. Quasi a dire che nulla di ciò che viene prima è rinnegato (neanche il peccato! Paolo dice: è apparso a me, che ero un persecutore dei cristiani!), ma tutto, in fondo, viene trasformato, a servizio della Parola di Dio.

 

Annunciare la Parola

A seguito della visione, Isaia è invitato a pronunciare al popolo le parole di JHWH; Paolo afferma ai cristiani di Corinto: “Vi proclamo la Buona Notizia che io stesso ho ricevuto: Cristo è morto e risorto”.  L’esperienza dell’incontro con Dio diventa annuncio, condivisione. La Parola non può fermarsi, deve raggiungere tutte le persone, nessuna esclusa! “Chi manderò?” chiede il tre volte santo. La domanda – oggi come ai tempi di Isaia – risuona nei cuori, e fa nascere la risposta: “Ecco, manda me!”.

Manda me, Signore! Non importa se sono una creatura piccola e peccatrice, sei tu che mi hai scelto, e per tua grazia sono quello che sono: annunciatrice della Parola di Dio, lì, dove vivo, in mezzo alle persone con cui condivido il cammino.  

 

Suor Stefania Raspo, MC, dall’Italia