Testimonianze
Raccontano...
Sr. Claudia - la sua esperienza nel carcere femminile | Sr. Claudia - la sua esperienza nel carcere femminile |
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Tra Sfide e Speranze
Suor Claudia Lancheros Avila, è una Missionaria della Consolata che ha finito da poco la tappa formativa degli studi religiosi ed è stata destinata al Tanzania, Paese che raggiungerà fra poco. Ha realizzato il suo percorso formativo in Brasile, a San Paolo, dove ha anche vissuto la sua missionarietà, visitando regolarmente un carcere femminile. Ed è ripensando a questa esperienza che suor Claudia ci condivide il suo ricordo, i suoi sentimenti e anche le sue speranze: non dare per scontato che l’essere umano è più dei suo limiti!
“Scrivere sulla realtà delle donne in prigione è una grande sfida perché, come loro stesse dicono, "solo chi è in carcere sa cosa significhi essere in carcere". Dietro la storia di ognuna di queste donne si nasconde un percorso umano unico e particolare, si vivono situazioni difficili e complesse che richiederebbero sempre nuovi e migliori progetti rieducativi. Si ritiene che, in genere, nelle prigioni femminili brasiliane la maggioranza delle detenute sono donne giovani, dai 18 a 30 anni, ragazze madri, vedove o separate ed afro discendenti. Una delle prime impressioni, entrando in una prigione, è quello di essere ingabbiate… ma nell’attraversare i diversi portoni che si aprono e chiudono alle proprie spalle, molti volti e molte storie, lentamente, cominciano a rivelarsi. La prima volta che visitai una prigione femminile, ebbi l'opportunità di trovare un viso che mi colpì particolarmente per la sua serenità e per il sorriso che lo illuminava; era una donna straniera (che chiamerò Desirée) che si trovava in carcere già da alcuni anni e che ormai stava compiendo il suo ultimo anno di condanna. Desirée accolse noi, delegate della pastorale carceraria, con molto affetto e gratitudine, e subito si diede da fare per motivare le sue compagne a partecipare alle riflessione e celebrazione che avevamo preparate. Appariva la più contenta e animata durante la preparazione catechistica per la prima comunione: era assai entusiasta di poter ricevere Gesù nell'Eucaristia! Nonostante le forti pressioni che si vivono in un sistema carcerario, e l’impossibilità di ottenere notizie dei suoi figli, questa donna manteneva sempre il sorriso e riusciva a incoraggiare le sue compagne quando le vedeva depresse o in difficoltà. Quindici giorni prima della festa di Pasqua, siamo andate a visitarle e Desirée aveva preparato una bella tovaglia ricamata a mano, per l'altare. Nella visita del sabato seguente però, ci trovammo con la triste notizia che lei era deceduta durante la settimana. Le donne ci condivisero il dolore che sentivano per la perdita di questa donna tanto cara, e come nel suo onore avevano pregato e sospeso le attività lavorative. In quel momento noi, che eravamo andate per continuare la preparazione alla Pasqua, lasciamo da parte tutto e ci siamo dedicate ad ascoltare la sofferenza delle donne e il loro ricordo sulla vita di Desirée. Condividessero volentieri su questa grande donna che, nonostante i suoi limiti, si era trasformata per molte in sostegno e testimonianza di vita: era sempre disposta ad ascoltare, a dare un buon consiglio, ad offrire un sorriso, a donare il perdono di fronte alle offese con atteggiamento di misericordia; Desirée donava dalla sua povertà quello che aveva per vivere e manifestava con le sue opere la fede nel Cristo che seguiva. Quel giorno compresero, attraverso la vita vissuta di Desirée, come anche in situazioni estreme è possibile vivere la sequela di Cristo, offrendo tutto quello che si è al servizio degli altri. Così, a Pasqua, fu offerta la tovaglia ricamata da Desirée, ringraziando per tutti i momenti vissuti con lei; abbiamo celebrato la morte e la resurrezione in un modo differente, alla luce della testimonianza di una donna che aveva commesso un crimine, ma che si era data un' altra opportunità per produrre frutti in situazione di morte, grazie ai gesti concreti che la fecero più umana e fraterna verso coloro che le stavano vicina. Il volto e la vita di questa donna mi insegnarono che nella prigione non esiste soltanto l’aspetto della segregazione, ma anche l'opzione di vivere ciò in cui si crede, tra sfide e speranze.
Davanti a questa esperienza rimane per me l’invito ad assumere un atteggiamento di povertà concreta e a credere che l'essere umano è aperto, sempre, a creare nuove possibilità.
La problematica delle prigioni concerne a tutti, non è solo responsabilità delle autorità… Ognuno di noi ha qualcosa da offrire in queste situazioni complesse; una delle donne scrisse in un murale della prigione: "Siamo migliaia di donne, estesa razza in tutto il mondo, non siamo incarcerate stiamo in carcere, in questo momento, come ospiti della giustizia." Suor Claudia Lancheros, MC
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