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Editoriale

 


 

Un “affetto speciale”

 

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Il Beato Giuseppe Allamano, parlando ai suoi Missionari e Missionarie, spesso sottolineava che la Consolata, non soltanto “si è degnata di prestarci il nome”, ma “ci ha preso sotto il suo manto e  protezione”.

La Consolata non solo è stata posta come modello e faro, all’inizio della nostra avventura missionaria, ma è entrata a far parte della storia e del tessuto della nostra vita. In Lei, le Missionarie scorgono e ritrovano la propria identità; il suo sguardo, la sua presenza e il suo esempio, le rende sensibili verso le persone che vivono in situazioni difficili e attente agli avvenimenti che maggiormente richiedono comprensione, tolleranza… in Maria, attingono la forza per portare sollievo, pace e consolazione.

Ricordava ancora il Fondatore: “Siamo figli e figlie predilette della Consolata e dovremmo eccellere nell’amore per Lei”.

L’amore per la Consolata ha scandito i passi del nostro cammino missionario e il suo nome è stato fatto conoscere e risuonare in vari Paesi. A Lei sono state dedicati chiese, santuari, cappelle, dove la gente si raduna, per pregarla, invocarla e ringraziarla.

In Africa e in America, gruppi di donne che operano nell’ambito della pastorale, della catechesi, nel servizio dei poveri, degli ammalati… hanno scelto la Consolata come loro Patrona.

I Missionari e le Missionarie hanno dato il nome della “fondatrice” a laboratori di arti e mestieri, a Centri di spiritualità, catechesi e promozione umana, dispensari, scuole, e persino, ad una Cooperativa agro-alimentare.

In Mongolia, nel segno della “Consolazione”, i suoi Figli e le sue Figlie, cercano di avviare il dialogo con le religioni e con l’antica cultura di questo Paese asiatico.

Nelle pagine che seguono, dopo avere presentato le radici della devozione alla Consolata e la storia della nascita del Santuario di Torino a lei dedicato, proponiamo una serie di realizzazioni, sorte nel corso degli anni ad opera dei Missionari, delle Missionarie e di coloro ai quali hanno annunciato “le glorie di Maria”.

 

Maria Luisa Casiraghi