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Dal Pakistan un’iniziativa statale facilita l’assegnazione dei terreni fertili alle donne, che vedono riservati il 70% degli appezzamenti. E così, contro il maschilismo ancora radicato, si assicura l’eredità ai componenti femminili della famiglia.


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Dare priorità alle donne nell’agricoltura significa facilitare chi sulla terra trova un riscatto di genere ormai da decenni. Nella provincia meridionale di Sindh, in Pakistan, un progetto istituzionale, operativo da due anni, ha distribuito 91mila ettari di terra fertile ai cittadini, imponendo che 80mila siano destinati a 4mila contadini, e in particolare il 70% degli appezzamenti alle donne e il resto ai lavoratori più poveri e ai senza terra. Ognuno ha ricevuto dall'1,6 ai 10 ettari.

Le autorità pakistane hanno dato vita a una piccola rivoluzione di genere che parte dalla terra. La popolazione femminile è sempre stata esclusa dai bandi di assegnazione dei lotti terrieri, e per evitare la consuetudine che vede i compenti di sesso maschile della famiglia appropriarsi delle proprietà destinate alle mogli, figlie o sorelle, è stato stabilito che la terra non si possa vendere per i quindici anni successivi e che gli eredi siano soltanto donne .

Secondo una ricerca di Action Aid in Pakistan, le donne contadine rappresentano il 70% della forza lavoro agricola ma possiedono meno del 2% della terra disponibile. Sebbene il codice civile nel Paese non discrimini esplicitamente le cittadine, il contributo delle donne alla vita economica all’interno della famiglia e nel lavoro agricolo è scarsamente riconosciuto e persistono diseguaglianze in materia di eredità e successione.

Se si guarda alla situazione nel resto del mondo, secondo la Fao (l’ Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura), le donne producono circa la metà del cibo in tutto il mondo, e dal 60 all’80% del cibo nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo.

Elena Guerra