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| In Borneo violenze sistematiche contro le donne Penan |
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Un rapporto pubblicato da una coalizione di associazioni per i diritti umani malesi denominato ”Gruppo di sostegno ai Penan” denuncia il contesto di violenza contro le donne Penan, vittime di casi ripetuti di stupri e violenze sessuali da parte dei taglialegna che stanno distruggendo le foreste della tribù.
Il rapporto, ”Contesto di violenza contro le donne indigene del Borneo”, segue alle accuse mosse da altre donne Penan nel 2008, che il governo malese aveva prima negato ma era poi stato costretto a confermare. In questo dossier, denuncia Survival International, si condanna il governo malese dello stato del Sarawak per aver ceduto lucrose concessioni di disboscamento nelle terre dei Penan a ”compagnie agricole private e di disboscamento strettamente legate al governo” stesso con il risultato di provocare ”espropri, distruzione, sfratti e povertà” nonché un ”conteso di violenza” che lascia le donne e le ragazzine Penan ”estremamente vulnerabili”. La Ministra per lo Sviluppo della donna, della famiglia e della comunità ha negato le nuove accuse, così come in precedenza il Primo Ministro del Sarawak aveva negato le altre denunce sostenendo che erano solo ”menzogne” e un tentativo di ‘’sabotaggio”. Un’indagine governativa aveva però confermato la veridicità delle dichiarazioni delle donne penan. Le autorità, al contrario, hanno continuato a negare le accuse. Nel corso di un’intervista alla BBC, il ministro del Sarawak per lo Sviluppo della terra ha liquidato la testimonianza di una ragazzina penan di soli dieci anni sostenendo che ”cambiano le loro versioni quando gli pare. È per questo che sostengo che i Penan sono dei bravissimi cantastorie”. ”Lo sfruttamento forestale non ha portato ai Penan altro che abusi con stupri, violenze e fame oggi diffusi ovunque - ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival International – è sconvolgente vedere il governo liquidare queste tragedie come il frutto dell’immaginazione di ‘cantastorie’ e pretendere di poter chiamare tutto ciò ”progresso”. |
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