Riflessioni
Riflessione
18° Domenica del tempo ordinario: Quando si chiudono gli occhi, la gente vede... | 18° Domenica del tempo ordinario: Quando si chiudono gli occhi, la gente vede... |
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LETTURE: Qoelet 1,2;2,21-23;Salmo 89 Colossesi 3,1-5;9-11; Luca 12,13-21 ![]() Quando si chiudono gli occhi, la gente vede... Chiudendo gli occhi per vedere meglio ciò che Dio ci vuole rivelare attraverso le letture di questa prima domenica di agosto 2010, mi sorprendo con una sfilata abbastanza originale di personaggi. Non sono personaggi dell’ “ieri” biblico, ma sono dell’ oggi, anche... Qoelet, l’afflitto, è il primo. Analizzando la vita del popolo della Palestina attorno al terzo secolo prima di Cristo, sfruttato dalle autorità religiose e politiche, Qoelet lancia il suo grido di afflizione e sgomento davanti all’ingiustizia che succhia la vita, l’entusiasmo e la speranza del suo popolo. Il popolo lavora molto, ma non beneficia del suo lavoro. È sfruttato, la sua creatività è alienata, l’orizzonte della vita è chiuso... Qualcuno anonimo, che rivendica, si rivolge direttamente a Gesù. Chiede che egli interceda perchè si faccia una divisione giusta. Riceve una risposta apparentemente scioccante. La sua sortita pare essere solo la rassegnazione di chi non ha più speranza e il silenzio di chi non vede nessuna uscita... la parabola di Gesù, intanto, apre prospettive tanto per gli sfruttati che per gli avidi. Gesù, il raccontatore di storie, ci invita a guardare la realtà in modo diverso. Vuole che la percepiamo dentro un orizzonte ben più ampio e più complesso. Vuole che iniziamo il processo che serva di base per la nostra esperienza creativa. Vuole che non siamo degli stupidi, ma che troviamo la ragione ultima della nostra esistenza, tanto a livello personale che sociale. Un latifondista, un avido, appare di seguito. Soddisfatto da una raccolta promettente, comanda di distruggere e costruire granai più grandi per accumulare sempre più. Per godere la vita sempre più. Non pensa ai lavoratori sfruttati, probabilmente molti, senza condizione degna di vita. Non percepisce che l’avidità non solo sta inghiottendo il suo essere, ma anche privando molti dell’indispensabile. Non ha coscienza che “la Terra provvede il sufficiente per soddisfare il bisogno di tutti gli uomini, ma non l’avidità di tutte le persone”. (Mahatma Gandhi) Paolo, il rivelatore del Cammino, ci invita a prendere una decisione. Non ci chiede di disprezzare le realtà terrestri, ma apre davanti ai nostri occhi un orizzonte di senso interamente aperto: “Cercate le cose di lassù”. E in questo invito si apre un’alternativa unica per tutti noi. Esempio di questo è il Beato Giuseppe Allamano, che realizzò grandi cose, ma sempre mantenne gli occhi fissi nel Signore. Quanto più grande è l’orizzionte della visione, della percezione, maggiore è pure la capacità di inclusione e solidarietà. Il monaco, l’appassionato, anche si fa presente. Non so bene il perché, ma la figura di un monaco ortodosso che trovammo alcuni anni fa nel monastero ortodosso di Debre Libanus, in Etiopia, anche lui mi viene in mente. Vive, da molti anni, in una capanna, vicino alla caverna dove visse il grande santo etiopico Teklehaimanot. Percependo il nostro sguardo interrogativo davanti alla nudità totale della capanna, sorrise mansamente e chiese che lo accompagnassimo. Alcuni passi appena. Aprì una finestrella che si schiudeva sul bel tempio del villaggio dei monaci e il suo sguardo divenne un fascio di luce e di gioia. Non ebbe bisogno di dire alcuna parola perchè comprendessimo che lui aveva già trovato tutto! Quando la Parola si cala, la gente sente... “Che guadagno ottiene un uomo da tutto il lavoro con il quale si affatica sotto il sole?” – è ancora il grido di molti esseri umani. Alcuni perché affamati di pane, di giustizia, di pace, altri perchè affamati di affetto, di convivenza, di appartenenza, di prospettiva. Fame, infine, di fuggire dalla routine massacrante e dal quotidiano che schiavizza tutti. “Stolto! In questa stessa notte dovrai restituire la tua vita. E le cose che hai preparato, a chi resteranno?” Gesù chiama stolto l’uomo della parabola perché non ha compreso che la vita è dono di Dio. Essa ha senso solo nella gratitudine e nella condivisione. E San Paolo, con la lucidità di chi fa ciò che dice, ci fa vedere come vive una comunità che ha messa al centro della sua vita Gesù Cristo. “E così non c’è più greco nè giudeo, circonciso o incirconciso, straniero o barbaro, schiavo o libero, ma solo Cristo che è tutto in tutti”. Io, tu, ciascuno di noi che ascolta queste parole, siamo tutti viandanti della stessa strada. La chiamata a confrontarci con i criteri evangelici ci chiede silenzio. Uno spazio-tempo di silenzio perché la Parola ci legga e ci faccia vedere. Vedere senza giudicare, nè condannare. Un vedere che ci porti a sperimentare la forza della Parola e l’amore misericordioso di Dio che trasforma tanto l’avidità come lo sgomento in solidarietà. Una storia che ho ascoltato, può illustrare meglio questo mistero ineffabile: Un discepolo chiese al Maestro: come posso superare il vizio di giudicare gli altri?
Suor Melania Lessa. Mc, dall’Italia |