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Non violenza come stile di vita. PDF Stampa E-mail

 

 

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“Il 17 settembre 2006, in Somalia, la vita di sr. Leonella Sgorbati veniva stroncata violentemente. In quella mattinata il tempo per lei si sarebbe fermato dopo pochi minuti e, mentre la sua vita terrena volgeva alla fine, soltanto una parola uscì dalla sua bocca, ripetuta per tre volte: perdono. Il Papa la chiamò, allora, “artigiana di pace”.

Le Sorelle del Consiglio Generale delle Missionarie della Consolata, ricordando sr. Leonella e il suo gesto di “artigiana di pace” ha scritto una Lettera a tutte le Missionarie. È il loro un accorato invito a lavorare instancabilmente per la non violenza, per vivere la mansuetudine come stile di vita, personale e comunitaria. Un invito che trova la sua radice nello stesso nostro Carisma; per questo partono dalla parola del Fondatore, il Beato Giuseppe Allamano.

 
Offriamo uno stralcio della lettera, scritta l’undici settembre 2008.

 

Vivere la non violenza: un modo di essere discepola di Gesù Cristo

"Carissime Sorelle con tanto affetto giungiamo a ciascuna di voi, nel secondo anniversario del Martirio di Sr. Leonella. Abbiamo vissuto insieme questo anno di intensa riflessione, preghiera ed approfondimento della chiamata che lo Spirito del Signore rivolge alla nostra Famiglia: “assumere la non violenza, mitezza e mansuetudine come stile di vita."

Consiglio Generale Missionarie della Consolata
 

Sperimentiamo ogni giorno quanto sia arduo e lungo questo cammino ... è necessario anzitutto mantenere viva e chiara la consapevolezza della propria Vocazione: siamo chiamate ad una Missione che non è nostra, ma siamo partecipi della stessa Missione di Gesù. Vivere la non violenza è un modo di essere discepola fedele di Gesù Cristo, nell’oggi. Si tratta perciò di convertire il cuore, di cambiare il modo di vedere e di trattare l'altra/o. E questo inizia "da casa"!

La mansuetudine: mezzo per vivere la Missione

Il Beato Giuseppe Allamano, nostro Fondatore, ci incoraggia a diventare mansuete come mezzo per crescere nell'amore vicendevole e come mezzo per vivere la Missione:

“Data la missione che avete da N. Signore, bisogna che vi orniate di tutte le virtù, principalmente di quelle necessarie alla conversione dei non cristiani, che sono: pazienza, umiltà, gran mansuetudine. Sono queste le virtù che toccano il cuore della gente”.

“[La mansuetudine] una virtù difficile che richiede tempo e sforzo. Per acquistarla bisogna combattere, affrontando o almeno non sottraendoci alle occasioni. S Basilio considera la mansuetudine la «virtù elevata», ossia la più importante per chi è in contatto con il prossimo. ( .. ) Tutta la mitezza possibile nel parlare, nell'agire e in tutte le occasioni. E ciò sempre, quando si è di buono o di cattivo umore, nell'allegrezza o nelle pene. E verso tutti, anche verso le persone più indiscrete”.

L'Allamano vede la mansuetudine come quella virtù che, per eccellenza, genera vita nelle persone e le attira al Signore e la propone, nelle sue Conferenze, sempre unita all'umiltà e alla pazienza. Infatti la mansuetudine, come l'ha vissuta Gesù e come ce la propone il Fondatore, è quella forza‑mite che ci dà l'energia di non essere schiacciate dal male, che non permette che la morte e le difficoltà abbiano l'ultima parola, che rende possibile la gioia anche nella sofferenza perché sì crede che dalla Croce nascerà la vita in abbondanza. Questo ci riempie di fiducia nelle persone e nelle circostanze in cui la Provvidenza ci ha collocati.

La mansuetudine: partecipazione alla missione salvifica di Cristo

Il Beato Allamano chiede a ciascuna di noi di diventare "agnello mansueto" nella sequela di Gesù ed amare le Sorelle e le persone che incontriamo più di noi stesse. Si dà la vita per le Sorelle se ci si coinvolge con loro e con la loro vita; si dà la vita per la gente se ci si coinvolge con loro e con la loro vita. Il cammino della mansuetudine e non violenza non è dunque fine a se stesso, ma in funzione della partecipazione alla missione salvifica di Cristo: è vocazione a diventare agnello mansueto come lo fu Gesù. Sono chiamata perciò a lavorare, poco a poco e con costanza, sugli aspetti della mia personalità che mi portano ad essere aggressiva, o difensiva, o fredda o possessiva verso l'altro, l’altra che è diverso e a diventare mansueta.

Mitezza: stabilire relazioni di amore

"Veniamo proprio all'atto pratico - afferma l’Allamano -  Vedete: la nostra comunità si è sempre distinta per la carità, anche di là, sapete.. In principio si osservava proprio, direi, alla perfezione. Adesso, esaminatevi se avete le stesse disposizioni: sono disposta a fare qualunque sacrificio per qualunque delle mie sorelle anche se fosse una che mi ripugna? Sono pronta, generosa a dimenticare me stessa per aiutare le altre? Ecco, perché è lì, sapete, è lì... dare la vita.. In principio c'era proprio: toccava tutto a tutti; non dire: non tocca a me, non sono obbligata. E soprattutto nel modo di trattarvi: se non ci sono quelle delicatezze di trattare, nelle maniere di fare, nel parlare, non c'è carità. Niente di peggio di una comunità senza delicatezza, dove non c'è delicatezza”

Nel suo insegnamento e con il suo agire, il Beato Allamano sottolinea in modo molto concreto ciò che propone: stabilire con ogni Sorella una relazione d'amore, dove ciascuna è amata nel suo essere singola, non come dovrebbe essere ma come realmente è, non volendo, perciò, che l'altra sia come la vorrei io. Nel cammino tracciato per noi riconosciamo, con il vocabolario di oggi, la proposta chiara di un processo di conversione alla non violenza e non‑aggressività nelle relazioni e nello sguardo interiore verso l'altra persona.

L'Allamano è cosciente che ci sono atteggiamenti del cuore e azioni che non favoriscono la vita e ne parla apertamente con le sue Figlie, affinché si impegnino ad evitarli: l'intolleranza, la ripugnanza, la gelosia e l'invidia, la critica e i giudizi, la mormorazione, i silenzi, i rancori, le imposizioni, il disprezzo, le svalutazioni, l'indifferenza, la freddezza, il non perdono. Allo stesso tempo indica loro come far sì che il vivere e il lavorare insieme diventi fonte di vita e di crescita ed insiste sulla perseveranza nel tollerare le frustrazioni, sulla gentilezza e la pazienza nel sopportare ciò che è scomodo e spiacevole, sull'amore alle persone, sempre, pur respingendo il male che compiono.

La forza per la non violenza: la Passione e Morte di Gesù

Padre Fondatore ci mostra la fonte a cui abbeverarci: alla passione e morte di Gesù, perché noi abbiamo risposto alla Sua chiamata di seguirlo fino al dono della vita, come e con Lui!

È tutto un itinerario di uno stile di vita da Servo, il Servo sofferente che sembra debole ma che ha la forza di portare il peso delle nostre piaghe. San Paolo presenta Gesù che volontariamente si offre vittima e si mette in obbedienza verso Dio, il Datore di vita che ha inviato il Suo unico Figlio a portare la Vita ad ogni persona, spendendo la sua Vita, fino all'ultima goccia di sangue....

Così ha vissuto Sr. Leonella, così han vissuto tante nostre Sorelle che sono stimolo e guida per noi. Vogliamo oggi, personalmente e come Comunità, continuare il nostro impegno di non violenza e mansuetudine, partecipi della Missione dì riconciliazione, pace e comunione tra i popoli, iniziando dal proprio cuore e dal proprio ambiente?

La proposta di un impegno concreto

Sorelle carissime, preghiamo intensamente le une per le altre, con il cuore della Famiglia, guardando a Maria Consolata, la Madre dal Cuore mite e misericordioso e invochiamo su tutte e su ciascuna la benedizione del nostro Beato Padre Fondatore.

Sentiamoci particolarmente unite nel rispondere a questa Chiamata d'Amore e, se lo desideriamo, esprimiamo la nostra risposta con un impegno/voto in privato, così come lo Spirito ci ispira, dopo aver riflettuto, pregato e anche dialogato con la Superiora di Circoscrizione.

 
In comunione, vi salutiamo con profondo affetto, le vostre Sorelle”

 
Sr. Gabríela Bono, Sr. Anaír Voltolini, Sr. Jane Muguku,
Sr. Simona Brambilla e Sr. Renata Conti